ABC
 
Arresto respiratorio
Arresto cardiaco
Perdita di coscenza
Grave emorragia
Shock
 

Quando ci si trova in presenza di un corpo inanimato e la rilevazione dei segni vitali ha dato esito negativo dovremmo iniziare al più presto con le manovre di rianimazione cardio-respiratoria.
La prima cosa da fare in mancanza di respiro è controllare che la bocca sia libera da cor pi estranei e che la lingua non sia ricaduta all'indietro, poi faremmo l'iperestensione(1) della testa in modo di liberare le vie superiori. In qualche caso può bastare questa piccola mossa perché la respirazione riprenda spontaneamente.
Nel caso in cui non succedesse dovremmo fare la respirazione artificiale usando, se ne siamo dotati, una mascherina con valvola di non ritorno o meglio ancora un erogatore manuale a palloncino (2), in mancanza di questi accessori si praticherà la respirazione bocca a bocca(3) ricordandosi di frapporre tra le due bocche una garza o un fazzoletto per evitare il contatto con persone che non co nosciamo.
Dopo ogni insufflazione ci si deve allontanare con la faccia del ferito sia per po ter inspirare nuova aria sia per allontanarci da lui in caso riprenda a respirare spontane amente ed evitare eventuali rigurgiti. Nel rialzarsi poi si controllerà il torace che nel caso di una manovra fatta bene lo vedremmo abbassarsi. Si continua fino a che il suo respiro non diventi spontaneo.

 
 
 
 

Nel caso in cui ci sia la necessità di effettuare anche un massaggio cardiaco (esso, come la re
spirazione artificiale, và fatto solo in caso di mancanza totale di attività spontanea) si porrà il
bisognoso su di un piano rigido si faranno per prima cosa due insufflazioni e poi quindici
compressioni toraciche e così via di continuo fino alla rianimazione completa del bisognoso.
Ricordandosi ogni tanto di controllare le funzioni vitali.
La posizione in cui mettere il palmo della mano per fare correttamente il massaggio cardiaco
si trova nel seguente modo:
Con due dita si segue il corso delle ultime costole fino ad arrivare allo sterno (4), si appoggia
la mano due dita sopra lo sterno e con l'altra mano si cinge il polso della mano che è appog
giato sul costato(5) e con le braccia ben tese e ad angolo retto con il corpo del paziente (6).
La frequenza sarà di circa una compressione al secondo.

 
 
 
 


Ecco come posizionarsi quando i soccorritori sono in due  
 
Arresto respiratorio
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La respirazione costituisce il meccanismo di entrata e di uscita dell'aria dal corpo.
Nelle condizioni normali l'individuo adulto respira 12-15 volte al minuto.

Per vedere se una persona respira o non respira si applicano le seguenti semplici manovre:

" Porre una mano sul torace ed una sull'addome, sentire se c'è movimento.
" Avvicinare il dorso della mano o la guancia al naso dell'infortunato per percepire il flusso d'aria.
      Cause dell'asfissia (arresto del respiro)
1. L'aria non arriva ai polmoni:
  o Perché c'è un ostacolo: corpo estraneo, pezzo di stoffa, etc.
  o Per paralisi dei muscoli respiratori: folgorazione, ingestione di farmaci, etc.
  o Per compressione toracico-addominale esterna: frane, terremoti, etc.
2. L'aria che arriva ai polmoni è alterata: presenza di gas tossici (ossido di carbonio, anidride carbonica, etc.).
3. Arresto cardiaco: il cuore non pompa più il sangue ai tessuti.
Segni evidenti di asfissia nell'infortunato
Perdita della coscienza.
Cianosi: colorito bluastro della pelle (viso, labbra, padiglioni auricolari, unghie).
Assenza dei movimenti respiratori.
Assenza di alito.
Cosa fare: respirazione artificiale
Per una corretta respirazione artificiale ricordarsi di:
1. Togliere la causa dell'asfissia: ad esempio togliere eventuali corpi estranei, portare fuori l'infortunato da ambienti inquinati da gas tossici, etc.
2. Controllare l'assenza del respiro.
3. Assicurarsi che le vie respiratorie (naso e bocca) siano libere.
4. Iniziare la respirazione artificiale al più presto tenendo un ritmo di 1 insufflazione ogni 4 secondi.
5. Continuare la respirazione fino a quando il paziente si è ripreso o fino all'arrivo si soccorsi qualificati.
Come fare: a) respirazione artificiale metodo bocca-bocca
1. Porre la testa in iperestensione: capo rovesciato all'indietro con il mento in alto.
L'iperestensione si effettua mettendo una mano sotto la nuca dell'infortunato e sollevando il collo verso l'alto; contemporaneamente si appoggia l'altra mano sulla fronte piegando il più possibile la testa verso il basso. In questo modo la testa assume una posizione molto estesa, facilitando il flusso dell'aria attraverso le vie aeree.
2. Chiudere fra pollice ed indice il naso dell'infortunato appoggiando il lato della stessa mano sulla fronte, l'altra mano sul mento per aprire la bocca.
3. Applicare la bocca del soccorritore sulla bocca dell'infortunato avvolgendola tutta.
4. Insufflare ogni 4 secondi: fra un'insufflazione e l'altra sollevarsi ed osservare i movimenti del torace che indicano un buon esito delle insufflazioni.
Come fare: b) respirazione artificiale metodo bocca-naso
Dopo l'iperestensione del capo il soccorritore prende in bocca tutto il naso dell'infortunato; con una mano preme sulla fronte mentre con l'altra spinge il mento chiudendo la bocca.
 
 
Arresto cardiaco
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  Battito cardiaco Quando il cuore batte, si contrae e spinge una certa quantità di sangue nelle arterie.
Sentire il battito cardiaco (meglio definito polso), è possibile ovunque un'arteria scorra vicino alla superficie della pelle, come ad esempio sul collo (polso carotideo) oppure sul polso del braccio (polso radiale). Il cuore batte 60-80 volte al minuto.
Rilevamento del polso carotideo: si posizionano le tre dita lunghe della mano sotto l'angolo della mandibola facendole scivolare sul collo tra il muscolo e la trachea. Usate questo metodo per sapere se una persona è o non è in arresto cardiaco.

Arresto cardiaco È l'improvvisa cessazione dell'attività del cuore (manca il battito cardiaco); può essere provocato da diverse cause (folgorazione, infarto, asfissia ed altre). Di qui la necessità di un corretto soccorso per ristabilire tempestivamente il battito cardiaco.

Segni evidenti di arresto cardiaco
" Coscienza: la persona in arresto cardiaco è sempre incosciente.
" Attività cardiaca: l'attività cardiaca è assente. Manca il polso carotideo.
" Respirazione: la respirazione è assente.
" Colorazione della pelle: generalmente pallida ad eccezione delle labbra e delle unghie che possono essere cianotiche (violacee).
" Pupille: le pupille sono generalmente dilatate, fisse e non reagenti alla luce.
Cosa fare: massaggio cardiaco esterno (M.C.E.) e respirazione artificiale Dove farlo:
E' importantissimo stabilire esattamente il punto del torace su cui effettuare il M.C.E. Si può agire così:
" Si misuri la lunghezza dello sterno mediante manovre palpatorie (dal suo inizio fino alla cartilagine finale).
" Lo si divida a metà e si ponga la base del palmo di una mano subito sotto la metà.
Come farlo da soli:
1. È assolutamente necessario distendere l'infortunato su un piano rigido.
2. Iperestendere la testa ed effettuare 2-3 insufflazioni (come descritto nella parte dedicata all'arresto respiratorio).
3. Mettersi da un lato, in ginocchio, all'altezza dello sterno dell'infortunato.
4. Porre la base del palmo di una mano sul punto di compressione e la base dell'altra mano sopra la prima tenendo le dita ben alzate e discoste dal torace.
5. Mantenendo le braccia ben estese, portarsi con le spalle perpendicolarmente al di sopra del punto di compressione e con il peso del corpo comprimere lo sterno di 4-5 centimetri. Quindi rilasciare.
6. Dopo aver effettuato 15 compressioni spostarsi velocemente alla testa dell'infortunato ed effettuare 2 insufflazioni. Continuare così alternando massaggi ed insufflazioni (circa 80-100 massaggi e 8-10 insufflazioni al minuto) fino a quando l'infortunato non riprenderà spontaneamente il battito cardiaco ed il respiro.
Come farlo in due:
un soccorritore si occuperà del M.C.E. e l'altro della respirazione artificiale. Eseguite tutte le manovre viste nel caso precedente; il ritmo da tenere sarà di 2 insufflazione ogni 15 massaggi.

In entrambi questi casi si deve interrompere la rianimazione ogni 2 minuti circa per verificare se è ricomparso il polso carotideo.

 
 
Perdita di coscienza
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  Potremmo semplicemente definire come coscienza la consapevolezza che ciascun individuo ha della propria esistenza e delle cose che lo circondano. Lo stato di coscienza è valutato in base alla risposta che un soggetto fornisce ad appositi stimoli che possono essere verbali, tattili, dolorosi, etc.
Un individuo verrà giudicato in stato di incoscieza ogni qualvolta perde tale capacità. Pertanto riconoscere un tale quadro clinico è abbastanza semplice: il soggetto cade a terra, spesso è pallido e sudato, con gli occhi chiusi. Non presenta nessuna reazione ai richiami che gli vengono istintivamente rivolti dalle persone che gli stanno intorno (come ad esempio chiamarlo e scuoterlo).

Stadi della perdita di coscienza Lipotimia:
Costituisce lo stadio premonitore della perdita di coscienza vera e propria. L'infortunato accusa senso di malessere, nausea, vertigini, il volto e le mani appaiono pallidi e sudati. Le cause possono essere ricercate in una diminuzione dell'irrorazione e/o ossigenazione del cervello dovuta prevalentemente ad un abbassamento della pressione sanguigna, dipendenti da prolungata stazione eretta, esposizione a temperature elevate (caldo estivo), permanenza in luoghi chiusi ed affollati, stadi di debilitazione fisica o forti emozioni.
La risoluzione del quadro clinico è generalmente spontanea in quanto l'individuo "sentendosi male" tende a sdraiarsi o ad uscire a prendere una boccata d'aria.

Sincope:
è la perdita di coscienza completa ed improvvisa: il soggetto cade a terra senza segni premonitori (il cosidetto "svenimento"). Spesso le cause vanno ricercate nel perdurare nel tempo dell'episodio lipotimico. Di fronte a tale episodio è molto importante valutare la presenza del respiro e del polso in quanto, se assenti, hanno significato di accidenti cerebrali o cardiaci (ictus cerebrale, infarto cardiaco, arresto cardio-circolatorio, etc.).
L'intervento di primo soccorso sarà quindi diverso: in caso di svenimento è sufficiente mettere in posizione supina (ventre in su) e sollevare le gambe dell'infortunato di 45 gradi circa (posizione antishock) in modo da favorire l'irrorazione sanguigna cerebrale. In genere vi è una rapida ripresa dello stato di coscienza; bisogna far mantenere per qualche minuto la posizione sdraiata all'infortunato fino a completa risoluzione dei sintomi.
Nel caso vi sia arresto cardiaco, una volta fatti avvisare i soccorsi, ci si dovrà accingere ad eseguire la rianimazione cardio-polmonare (respirazione bocca-bocca e massaggio cardiaco).

Coma:
è una perdita di coscienza che si protrae nel tempo. Le cause più comuni di insorgenza sono: traumi cranici, emorragia cerebrale, gravi intossicazioni, infezioni generalizzate, etc.

Rischi della perdita di coscienza
L'individuo in stato di incoscienza che non viene soccorso immediatamente rischia la morte soprattutto per soffocamento.
" In posizione supina la lingua tende a cadere all'indietro ostruendo le vie respiratorie.
Prevenzione: si prende la lingua dell'infortunato con le dita e la si estrae dalla bocca, tenendola fuori per il tutto il tempo di durata della perdita di coscienza. Una manovra molto efficace è l'iperestensione della testa.
" Si ha la perdita dei riflessi di deglutizione e della tosse con possibile innondazione delle vie respiratorie di saliva, sangue (in caso di traumi facciali) o vomito.
Prevenzione: girare la testa su di un lato facendo in modo che la bocca sia il punto più basso; così facendo l'eventuale liquido ostruente fuoriesce dalle vie aeree. Oltre a questo bisogna, per quanto possibile, pulire le vie aeree.
Una manovra molto utile da applicare nel caso ci si trovasse di fronte ad una persona in stato di incoscienza (con respirazione e polso presenti) è la Posizione Laterale di Sicurezza (P.L.S.): infatti questa posizione previene il pericolo di ostruzione delle vie aeree dovua alla caduta della lingua oppure alla presenza di vomito o di altri liquidi. Per mettere una persona in P.L.S. si devono seguire i seguenti passi:
1. Porsi sul lato dell'infortunato.
2. Prendere il braccio dell'infortunato posto dalla parte del soccorritore e distenderlo lungo il corpo dell'infortunato, prendere l'altro braccio e metterlo sul petto.
3. Si piega la gamba dalla parte del soccorritore (sollevando il ginocchio verso l'alto) in modo che il piede della gamba piegata si porti all'altezza del ginocchio dell'altra gamba.
4. Si spinge il ginocchio sollevato nella direzione opposta del soccorritore in modo da sollevare leggermente il fianco dell'infortunato dalla parte del braccio disteso, si prende questo braccio e lo si sposta sotto il corpo dell'infortunato, dopodiché si riappoggia il corpo sopra tale braccio.
5. Si prende saldamente l'anca e la spalla dell'infortunato dal lato opposto del soccorritore, si tira delicatamente (per evitare che la testa subisca traumi), in modo che il corpo ruoti su di un lato.
6. Si sistema il ginocchio piegato (ripiegandolo se ha perso la posizione originaria) in modo che impedisca al corpo di rotolare ulteriormente.
7. Si prende il braccio posto sotto il corpo e lo si piega portando la mano a contatto con la schiena in modo da evitare che il corpo ritorni in posizione supina.
8. Si prende il braccio che si trovava sul petto e che ora si trova sul lato superiore del corpo e lo si porta in corrispondenza del viso.
9. Si iperestende la testa (mantenendola comunque piegata su di un lato) e la si blocca con la mano del braccio ripiegato nel punto precedente, in modo che tale posizione sia mantenuta. La bocca deve essere il punto più basso del corpo.

Cosa NON fare in caso di perdita di coscienza

Non bisogna MAI somministrare bevande di qualsiasi genere ed in particolare alcolici; non si deve per nessun motivo tentare di sollevare o mettere in posizione seduta l'infortunato. Ma forse la cosa più importante è che in nessun caso si deve abbandonare una persona in stato di incoscienza.
 
 
Gravi emorragie
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L'emorragia è una fuoriuscita del sangue dai vasi sanguigni, la cui gravità dipende dalla quantità di sangue che viene perso e dalla sua rapidità di uscita. Le emorragie più pericolose sono quelle derivanti dalla lesione di una vena o di una arteria. Una grave emorragia, soprattutto se arteriosa, costituisce una urgenza assoluta, e solo un intervento immediato del primo soccorritore può salvare la vita dell'infortunato. Nei casi più gravi la situazione può diventare irreparabile nel giro di pochi minuti. Nessuna esitazione è quindi giustificata davanti ad un infortunato con grave emorragia, non va neppure perso tempo per chiamare i soccorsi qualificati prima di aver tamponato l'emorragia.
Secondo statistiche, oltre il 95% delle emorragie pericolose può essere risolto con una semplice misura:

La fasciatura compressiva
Questa pratica si esegue sulla ferita, sul punto di sanguinamento.
Prendere una benda, ma va anche bene qualsiasi materiale largo (ad esempio cravatte, sciarpe, cinture, etc.), passarla una volta sulla ferita poi sovrapporre sul punto di sanguinamento un tampone, consistente ma non rigido (tipo un'altra garza ripiegata, un pacchetto di fazzoletti di carta, etc.), continuare la fasciatura, tenendo la benda ben tesa, in modo che il tampone venga ad esercitare una compressione sulla zona di emorragia; tirare finché il sangue non esce più. Se il sanguinamento dovesse continuare, la fasciatura compressiva non va sciolta, ma continuata sovrapponendo un nuovo tampone.
Le più importanti emorragie arteriose, quelle al collo, all'inguine o alla coscia, non possono essere bloccate da una compressione sul punto di sanguinamento. In questo caso la compressione verrà effettuata lontano dal punto di sanguinamento, utilizzando le proprie mani come tenaglie per schiacciare l'arteria contro un piano osseo. Questa manovra si chiama compressione digitale a distanza.
Questi punti possono essere ricercati su noi stessi, a scopo di addestramento, in quanto vi è possibile rilevare la pulsazione dell'arteria sottostante. Alcuni punti di compressione sono i seguenti:
" Arteria succlavia: per emorragie della spalla; comprimere con la punta delle dita dietro alla clavicola, spingendo l'arteria succlavia in basso sulla prima costa.
" Arteria ascellare: per emorragie del braccio (dalla spalla al gomito); comprimere con i due pollici paralleli al centro dell'ascella abbracciando con le altre dita incrociate la spalla.
" Arteria omerale: per emorragie della parte finale del braccio e del gomito; sollevare il più possibile il braccio dell'infortunato mentre con le dita lunghe si comprime sulla faccia interna del braccio, a metà altezza, sotto al muscolo bicipite, compimendo l'arteria omerale sull'omero.
" Arteria omerale: per emorragie dell'avambraccio (dal gomito al polso) e della mano; simile alla compressione dell'arteria ascellare. Si comprime con i due pollici tenuti paralleli nella piega del gomito mentre con le altre dita incorciate si abbraccia il gomito stesso.
" Arteria femorale: per emorragie della coscia; premere con tutto il peso del corpo, con il pungo chiuso ed il braccio teso nella piega inguinale, mantenendo le dita parallele alla piega ed il braccio teso in direzione del bacino e non perpendicolarmente al terreno.
" Arteria poplitea: per emorragie della gamba (dal ginocchio alla caviglia) e del piede; simile alla compressione dell'arteria ascellare ed omerale del gomito. Premere con i pollici paralleli all'interno della piega del ginocchio abbracciando contemporaneamente con le altre dita incrociate il ginocchio stesso.
La compressione digitale a distanza va mantenuta fino all'arrivo del personale specializzato.

Il laccio emostatico
Discorso a parte va fatto per l'uso del laccio emostatico. Quest'ultimo determina il totale e prolungato arresto della circolazione sanguigna dell'arto al quale esso viene applicato. Però le controindicazioni che comporta sono molto importanti e devono essere sempre tenute in considerazione. Il laccio infatti comporta la totale assenza di irrorazione sanguigna ai tessuti sottostanti ad esso con conseguente accumulo di scorie e sostanze tossiche che se entrano in circolo possono comportare gravissimi rischi per l'infortunanto. La mancata irrorazione comporta anche la necrosi (morte) dei tessuti in quanto non vengono alimentati dalle sostanze nutritive. Inoltre vi è il grave rischio dello scatenarsi di un imponente stato di shock nel momento in cui viene allentato il laccio.
Quindi da queste ragioni si capisce che l'uso del laccio deve essere sempre ben meditato, non deve mai essere preso con leggerezza, ma soprattutto lo si deve usare come "ultimo ed estremo rimedio" e solo ed esclusivamente se tutte le altre manovre descritte precedentemente falliscono.
I tre casi principali in cui è consentito l'uso del laccio emostatico sono i seguenti:
1. Amputazione.
2. Schiacciamento.
3. Gravi ed inarrestabili emorragie arteriose.
Nei primi due casi il laccio va posto immediatamente e senza esitazioni in quanto non vi è nessun pericolo di perdita dell'arto, essendo questo già perso.

Come porre il laccio emostatico:
il laccio va posto solamente a quelle porzioni di arto che includono un osso singolo (ad esempio nel braccio a livello dell'omero e nella coscia a livello del femore) in quanto dove sono presenti due ossa l'arteria può scorrere tra di esse. Esso va posto sempre alla radice dell'arto stesso; come laccio si possono usare vari materiali, come ad esempio cinture, cravatte, stracci arrotolati, etc. ma non si devono mai usare materiali taglienti (spaghi, fili, stringhe, etc.).
Una volta messo non va mai tolto (viene tolto solo all'interno del pronto soccorso) in quanto si può verificare un'emorragia molto più intensa di prima senza contare il grave rischio di shock sia per l'emorragia che per l'entrata in circolo delle sostanze tossiche. Se l'infortunato non giunge in ospedale entro 15 minuti il laccio va comunque allentato per cercare di evitare la morte dei tessuti non irrorati. Nel fare questo l'infortunato deve essere messo in posizione antishock e gli si devono mantenere sotto continuo controllo i parametri vitali (polso e respiro). Il laccio si deve allentare di poco e molto lentamente: se l'emorragia riprende intensamente si deve stringere nuovamente il laccio come prima, senza nessuna esitazione. Se l'emorragia riprende ma in modo molto scarso si tiene il laccio allentato per 3-4 minuti al massimo e poi lo si ristringe. Se invece l'emorragia non riprende si può lasciare il laccio allentato ma non va mai tolto.
Attenzione: un diffuso quanto sbagliato luogo comune recita che in caso di morso di vipera (molto diffusa in Italia) si deve porre un laccio emostatico sull'arto in cui vi è il morso. Niente di più sbagliato, sarebbe un gravissimo quanto imperdonabile errore. Il rimedio più efficace è il posizionamento di una fasciatura compressiva 5-6 centimetri sopra il punto in cui si trova il morso.

Riassumendo, in caso di gravi emorragie:
1. Sdraiare il ferito.
2. Sollevare l'aventuale arto infortunato.
3. Porre una fasciatura compressiva.
4. Compressione digitale a distanza.
5. Porre l'infortunato in posizione antishock (gambe sollevate).
6. Tranquillizare l'infortunato.
7. Attendere l'arrivo del soccorso qualificato.

 
 
Shock
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Per shock si intende un'alterazione drammatica del normale funzionamento dell'apparato cardiovascolare. Nello shock si ha una caduta improvvisa della pressione arteriosa (p.a.), con conseguente diminuzione dell'irrorazione di tutti gli organi del nostro corpo, cosicché i tessuti cominciano a soffrire per carenza di ossigeno.

Cause e tipi di shock
" Shock emorragico: perdita di liquido circolante (sangue o liquidi corporei), emorragia, ustione, disidratazione dovuta a vomito e/o diarrea. Si ha diminuzione dei liquidi circolanti e calo della p.a.
" Shock neurogeno: forti stimolazioni nervose dovute a dolore fisico (fratture, lussazioni, etc.) o derivanti da situazioni non traumatiche (forti emozioni). La p.a. diminuisce perché i vasi sanguigni aumentano di calibro; il sangue circolante rimane invariato.
" Shock cardiogeno: disfunzione od esteso infarto al cuore. La p.a. cala perché manca la spinta; il sangue circolante ed i vasi sanguigni rimangono invariati.
" Shock anafilattico: dovuto ad una reazione allergica generalizzata causata normalmente da: punture d'insetti, farmaci o alimenti. La p.a. cala per un aumento del calibro dei vasi sanguigni, dovuta al rilascio di istamina, il sangue circolante rimane invariato.

Sintomi dello shock

" Pelle fredda, pallida e sudata (specialmente alle estremità): ciò è dovuto ad una redistribuzione del sangue (centralizzazione del circolo), necessaria per la salvaguardia degli organi più importanti per la vita (cuore, polmoni e cervello).
" Polso superficiale e frequente, "batte" più velocemente, con frequenze superiori alle 100/120 pulsazioni per minuto in un adulto.
" Respiro superficiale e frequente; anche gli atti respiratori aumentano per introdurre una maggiore quantità di ossigeno da inviare al cervello.
" Confusione mentale o sopore; diminuendo la p.a. diminuisce l'apporto di ossigeno al cervello.
" Coscienza di solito conservata.

Primo soccorso: cosa fare

1. Agire sulla causa che ha scatenato l'evento (tamponare emorragie, immobilizzare arti fratturati, tranquillizzare, coprire le ustioni e bagnarle).
2. Mettere l'infortunato in posizione antishock: distendere l'infortunato in posizione supina e sollevare le gambe di 45 gradi circa.
3. Coprire l'infortunato.
4. Sorvegliare continuamente l'infortunato, se perde coscienza comportarsi come davanti ad uno stato di incoscienza.
Attenzione: allo shockato non bisogna mai dare da bere, in particolare le sostanza alcoliche.
È fondamentale la prevenzione dello stato di shock perché una volta instaurato difficilmente si riesce a risolvere l'evento.

 
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